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	<title>tecnica &#8211; La Regina di Battipaglia</title>
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	<description>Mozzarella con latte di bufala DOP</description>
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		<title>Gli alimenti e la loro affumicatura, storia di una tecnica ultracentenaria</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Feb 2022 17:17:50 +0000</pubDate>
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<p>Il segreto del gusto di una buona provola, sta in un processo chiamato affumicatura. Molti, magari, storceranno il naso, ed è comprensibile che il sapore di affumicato non sia per tutti, ma le proprietà conferite agli alimenti da particolari tipologie di fumo sono tutt&#8217;altro che trascurabili.</p>



<h3 class="wp-block-heading">In cosa consiste la tecnica?</h3>



<p>Si tratta di una tecnica che, oltre a conferire un sapore caratteristico, è un vero e proprio processo di conservazione degli alimenti, che risale ad epoche antichissime. Le prime tracce di affumicatura degli alimenti sono databili a circa 90mila anni fa, e prima dell&#8217;avvento della moderna refrigerazione, questo processo è stato preferito per molti secoli alla conservazione sotto sale che, seppure migliore sotto determinati punti di vista, era un processo costoso, a causa del prezzo spropositato del sale.</p>



<p>Secondo gli studiosi, la scoperta del processo di affumicatura sarebbe stata del tutto casuale. Probabilmente i nostri antenati avrebbero appreso questa tecnica affumicando involontariamente, con il fuoco utilizzato per riscaldarsi e cuocere la cacciagione, gli alimenti appesi alle pareti dei loro rifugi.</p>



<p>Secoli dopo, nel Medioevo, i cavalieri impegnati nelle lunghe campagne belliche, utilizzavano questa tecnica per conservare il pesce e la carne, insaporendo i cibi con spezie e altri aromi, in modo da mascherare il sapore al palato.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Dalla cacciagione alla provola! </h3>



<p>Nell&#8217;arco di poco tempo il processo fu applicato anche ai formaggi, che da millenni occupano un posto di rilievo sulle tavole dell&#8217;Homo Sapiens. Anche qui, però, c&#8217;è da fare una distinzione, perché non tutti i formaggi si prestano a essere sottoposti a questa tecnica. Quelli che danno un risultato migliore sono i formaggi a pasta filata o semidura, e i formaggi freschi, come la <strong>scamorza</strong>, la <strong>ricotta</strong> o la <strong>provola</strong>, la vera regina degli affumicati.</p>



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https://www.lareginadibattipaglia.it/affumicatura-mozzarella-di-bufala-affumicata/
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<p>Discorso a parte per quanto riguarda i tempi e le modalità del processo. Innanzitutto non si utilizza legna in ciocchi, come si potrebbe immaginare, ma trucioli di legna, che bruciano rilasciando parecchio fumo. Tra i migliori, i tipi di legna duri e poco resinosi, come quercia, castagno, noce, pioppo, acacia, betulla e faggio, poi paglia ed erbe aromatiche, come alloro, rosmarino, timo e ginepro. La tecnica tradizionale prevede la combustione lenta, incompleta e senza fiamma (come per la produzione del carbone) di vari tipi di legna a basso contenuto di resina, che bruciando lentamente producono molto fumo. Le sostanze liberate durante questa combustione, intaccano e alterano gli strati più superficiali dell’alimento, modificandone caratteristiche organolettiche, allungandone la conservazione. A seconda del risultato che si vuole ottenere, gli alimenti possono essere affumicati a caldo, a temperature comprese tra i 50° e gli 85° per un tempo compreso tra le 2 e le 4 ore, a temperature intermedie, processo denominato “semifreddo”, a 25-40° per parecchie ore, e a freddo, cioè a 20-25° per qualche giorno.</p>



<p>Più lunga sarà l&#8217;esposizione, maggiore sarà la nota affumicata, che sarà ancora più forte se il processo è accompagnato da essiccamento o salagione, che consentono al fumo di penetrare più in profondità nell&#8217;alimento.</p>



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