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La ricotta di bufala contiene lattosio?

La ricotta di bufala è un prodotto lattiero-caseario che deriva dalla coagulazione delle proteine contenute nel siero di latte di bufala, è un prodotto magro e ricco di proteine e, si, contiene lattosio.

Quanto lattosio c’è nella ricotta?

In 100 grammi di ricotta è contenuta una quantità di lattosio che si aggira tra i 3,5 e 4,2 grammi.

Si tratta di una quantità comunque minima se consideriamo che alcuni ricercatori hanno osservato che la maggior parte delle persone con diagnosi di intolleranza al lattosio o di malassorbimento del lattosio possono tollerare fino a 12 g di lattosio come singola dose, in particolare se assunti con altri cibi. In questo caso le persone intolleranti presenterebbero infatti sintomi poco evidenti se non assenti.

Inoltre, molti soggetti intolleranti riescono comunque a tollerare dosi giornaliere da 20 a 24 g di lattosio nel caso siano distribuiti in tutta la giornata e consumati insieme ad altri alimenti (fonte: Ipersensibilità al latte: processi e prodotti a base di latte per individui intolleranti al lattosio o allergici alle proteine del latte, Marina Sgarbossa).

Per capire meglio è forse il caso di comprendere bene cosa sia il lattosio e cosa significa essere intolleranti al lattosio.


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Cos’è il lattosio

Il lattosio è sostanzialmente uno zucchero (carboidrato o glucide) prodotto dalla ghiandola mammaria dei mammiferi.

Dove si trova il lattosio

Il lattosio è presente in concentrazioni variabili in tutti gli alimenti che fanno parte dell’insieme “latte e derivati”.

A livello industriale, il lattosio viene aggiunto durante la preparazione di molti alimenti, sia come tale (fresco, conservato o diversamente lavorato), sia come additivo alimentare. Per questo motivo, lo ritroviamo non solo nei latticini, ma anche in altri prodotti alimentari, come: salumi, gnocchi di patate, salse, budini, pane.

Come viene digerito il lattosio

Quando ingerito il lattosio, viene diviso nei suoi componenti, glucosio e galattosio, che vengono poi assorbiti. Questo succede solo se nell’intestino è presente una quantità sufficiente di lattasi, l’enzima preposto alla sua scissione e assorbimento.

Cos’è l’intolleranza al lattosio

L’intolleranza al lattosio è la più diffusa tra le intolleranze alimentari.

Come tutte le intolleranze, è dovuta alla carenza di un enzima. In questo caso si tratta della lattasi, necessaria all’organismo sano per digerire il lattosio.

Il lattosio, zucchero del latte, è infatti composto da due molecole, galattosio e glucosio: compito della lattasi è spezzare il legame che le tiene unite e far sì che l’intestino possa assorbirle.

L’intolleranza al lattosio può essere primaria oppure secondaria e transitoria.

Intolleranza al lattosio primaria

Nel primo caso l’organismo non produce le lattasi per un difetto genetico, per questo motivo i sintomi dell’intolleranza si manifestano già nella prima infanzia.

Intolleranza al lattosio transitoria o secondaria

Quando tale deficit non sussiste l’organismo può comunque soffrire di una intolleranza transitoria, detta secondaria, per la temporanea perdita dell’enzima.

Quando la dieta prevede soltanto una modesta e saltuaria introduzione di latte e latticini, la stimolazione alimentare può rappresentare uno stimolo insufficiente per una sintesi di lattasi adeguata alle temporanee necessità.

L’importanza di latte e latticini nella dieta

L’inserimento di latte e derivati nella dieta aiuta a soddisfare i fabbisogni nutrizionali giornalieri di alcuni nutrienti “essenziali” a tutte le età, in particolare perché apportano ottime quantità di calcio, zinco, fosforo, selenio, vitamina A e B12.

Le persone che non consumano latte e derivati perché intolleranti al lattosio, possono manifestare carenze di nutrienti essenziali di cui questi alimenti sono ricchi.

È pertanto consigliato non rinunciare alla giusta dose bilanciata di questi alimenti.

In ogni caso, la regola da cui non si può prescindere è che bisogna consultare un medico ed evitare di autodiagnosticare un’intolleranza o qualunque altro disturbo prima di essersi consultati con uno specialista.


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